sabato 10 marzo 2012
martedì 6 marzo 2012
Felicità a piccole dosi
Quando sei giovane o quando, pur essendo più avanti con gli anni, il tuo cuore non risponde alla tua età, consideri la felicità quel momento in cui il cuore ti batte in petto così velocemente, e ti sembra che esploda all'improvviso.
La felicità è uno scoppio, istantaneo, momentaneo, temporaneo e poi la serenità: dovrebbe essere così, deve essere così. Pensi.
E per tutta la vita lo cerchi, quello scoppio, solo che a volte non è così percepibile, vorresti fosse visibile, un'esplosione di luce, suoni e colori. Te l'hanno sempre dipinta così, i romanzi, i libri, i film.
Non è sempre così percepibile, non sempre, anzi spesso è proprio silenziosa, la felicità. Ti entra dentro e lo capisci (se sei fortunata) quando sei "strana", oppure, più spesso, dopo.
Dopo, ma dopo è tardi e allora subentra il rimpianto, se non sei in grado di rimboccarti le maniche e darti da fare per conseguirne una nuova. E quella serenità che ti hanno insegnato venire dopo è in realtà la rassegnazione.
Consumismo della felicità, questo ci hanno insegnato. Tutto ha un prezzo, tutto si esaurisce.
E poi, quando ti guardi allo specchio e vedi le rughe intorno agli occhi (che ti piacciono da matti), pensi che di quella felicità usa&getta non te ne fai di niente, che è altro a cui ambisci.
Preferisci le piccole dosi: tieni ferme le tue certezze, che altro non sono che i prodotti della tua creatività di donna, e con loro assapori i momenti dei sorrisi, delle risate, dei canti in coro in auto quando seguite la canzone che piace a loro e del fare pace quando mettono il broncio.
E il tuo lavoro, le tue piccole soddisfazioni, quel tuo modo di fare di accattivarti le persone con una battuta di spirito, una frase buttata là in maniera cosciente.
Gli amici, quelli che hai sempre avuto, che per anni hai un po' trascurato, ma che sono sempre là (perché tu ci sei sempre per loro) e quelli che negli ultimi anni hanno riempito la rubrica del tuo cellulare e quelli che non ci sono più, ma che conservi nel cuore per sempre perché si sono dimostrati Amici oltre il consueto.
E le passioni, quelle che anni fa mai avresti pensato di coltivare, l'impegno per te, per tue figlie e per gli altri.
Basta poco, anche un pranzo sulle Mura con la tua amica del cuore, rubando il tempo alla quotidianità, respirando aria pulita e chiacchierando di futilità e di senso della vita.
Questa è la mia felicità.
Non servono luci o colori, serve un sorriso.
lunedì 5 marzo 2012
Copio/incollo dal blog di Cecilia Carmassi perché al tema tengo molto
\\ Home Page : Articolo
quando vincono le donne non perde nessuno
Di cecilia (del 04/03/2012 @ 23:59:10, in cosa bolle in pentola, linkato 29 volte)
APPELLO
Quando vincono le donne non perde nessuno
Siamo donne lucchesi. Siamo donne preoccupate dallo stato di degrado e del rischio di fallimento del Paese, governato sostanzialmente da uomini, con una partecipazione delle donne troppo episodica ed esigua.
Oggi siamo qui a pagare i danni causati da governi diversi, che nei decenni non sono riusciti a dare adeguate risposte alle esigenze del Paese, che hanno prodotto un alto debito pubblico al quale non corrisponde nemmeno una adeguata offerta di servizi pubblici.
Oggi siamo qui a subire, più degli uomini, le pesanti manovre finanziarie che hanno colpito il welfare sui nostri territori ed hanno innalzato bruscamente la nostra età pensionabile, un insieme di misure che puniscono soprattutto noi donne e la coesione sociale e intragenerazionale di cui siamo protagoniste.
Noi donne, lavorando fuori e dentro casa, occupandoci di figli, anziani, malati, siamo di fatto l’unico welfare del Paese; sappiamo negoziare, praticare la tolleranza e la cura delle persone e delle cose; sperimentiamo sulla nostra pelle ogni giorno cosa non funziona nelle città. Conosciamo i sogni, i bisogni e i desideri di una comunità: lavorare, abitare, disporre di servizi sociali adeguati, avere una scuola migliore, riscoprire la solidarietà e il senso di responsabilità.
Desideriamo una “governance”, fatta di intelligenza, concretezza, intuito, creatività, affetti e “cura”. E’ la nostra voglia di costruire relazioni più serene e meno competitive, di costruire solidarietà e corresponsabilità, di basare il governo del territorio sulla condivisione e la cura verso le nuove generazioni . Noi donne, oggi più che mai, vogliamo riprenderci il nostro futuro, un futuro dove non ci sia spazio per la violenza maschile, nelle sue forme esplicite e mascherate, dove non ci sia più subalternità, dove anche il diritto alla felicità sia uno degli obiettivi della buona politica.
Per questo diciamo che è giunto il momento di dire basta; vogliamo produrre un cambiamento su base locale e nazionale e fare sentire chiara e forte la nostra voce. Siamo la maggioranza in questo Paese e nessuno può più permettersi di ignorare i nostri pensieri e rinunciare ai nostri contributi.
Vogliamo partire dalle Amministrazioni Comunali, poiché l’equilibrata rappresentanza dei sessi negli organi amministrativi garantisce l’acquisizione di un patrimonio umano, culturale, sociale, di sensibilità e di professionalità che solo la diversità di genere può assicurare.
Per questo vogliamo che la nuova Giunta sia composta, per metà, da donne, e che lo stesso principio venga tenuto in debito conto nella definizione dei Consigli di Amministrazione delle Aziende partecipate.
Nel dicembre 2008, la Commissione Pari Opportunità della provincia di Lucca ha chiesto agli Enti Locali l’adeguamento dello Statuto per l’introduzione del principio della parità (50% alle donne) nelle nomine di competenza. Crediamo sia giunto il tempo di dare continuità a quella iniziativa che prendeva atto di una anomala sotto rappresentazione delle donne in tutti gli organismi decisionali di questo territorio.
Inoltre desideriamo che a livello comunale sia presente una Commissione Pari Opportunità tra uomini e donne che sappia valorizzare il punto di vista delle donne impegnate nelle associazioni, nelle organizzazioni dei lavoratori e datoriali, nelle stesse forze politiche e contribuisca ad indirizzare correttamente il governo della città per il benessere di tutti.
Consapevoli che anche molti uomini condividono tali riflessioni, invitiamo uomini e donne a firmare questo appello col quale chiediamo che sia sancita, senza possibilità alcuna di equivoco, la rappresentanza paritaria delle donne. Questo stesso principio di equilibrata rappresentanza dovrà essere alla base della formazione delle liste elettorali per determinare un maggiore equilibrio nella composizione del Consiglio Comunale.
Chiediamo alle candidate e candidati, ai partiti politici e alle liste civiche di sottoscrivere questo impegno e di realizzarlo compiutamente.
Comitato SE NON ORA QUANDO di Lucca e provincia
per informazioni e adesioni contattaci qui:
scrivi a snoqlucca@yahoo.it
seguici su FB qui
se vuoi darci una mano puoi scaricare qui l'appelloe farlo firmare
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sabato 25 febbraio 2012
Un post(o) così, tanto per.
Sabato pomeriggio, la casa (per modo di dire) sistemata, le figlie una da una parte una dall'altra, tu che hai appena terminato il dolce per la cena di stasera dove tu e la famiglia siete invitati, dovresti fare altro, ma ti metti a imbrattare luoghi virtuali con pensieri che hai deciso di fermare qui.
In questi giorni hai discusso con una persona cara, non capisce, non ti capisce, non capisci, te ne farai una ragione, alla fine è sempre così.
Anzi, a pensarci bene hai discusso con due persone care, ma con una di queste ci sei abituata, normalità quotidiana ormai.
E vabbè, andiamo avanti.
Chi mi ama mi segua, dice il detto e se non mi segue vuol dire che mi ero sbagliata.
Errore più errore meno, la vita è una strada lastricata da buche.
Tra un'ora appuntamento con un'amica, discorsi di donne da donne ti attendono, quelli che ti piacciono, quelli che ti piacciono più di altri. Sorrido già al pensiero degli argomenti, dell'argomento.
Intanto il tempo è cambiato, stamattina sei uscita presto, un abito che ti piace, una sciarpa tattica a coprire ciò che volevi fosse scoperto/coperto, sei ancora vestita così e stasera uscirai così, vento freddo o no.
Stamattina c'era il sole, un primo caldo e tanto entusiasmo nelle persone, i soliti complimenti che ti fanno sempre effetto, specie quando provengono da chi fino a qualche settimana fa non conoscevi e che stimi moltissimo, forse perché si occupa di argomenti che ti hanno sempre interessata.
Un piccolo progetto nel Progetto, che se lo porti a compimento ti puoi congratulare con te stessa, sia perché sei arrivata all'obiettivo sia perché sei riuscita a coinvolgere altre persone, forse meno motivate di te su quel tema.
E la consapevolezza, ascoltando parole in pubblico, ma anche in una conversazione privata, poi, che conferma quello che hai sempre pensato sul carisma di un leader: la capacità di saper delegare i compiti.
Finalmente.
Non ne puoi più di quelli che decidono e fanno tutto loro, perché ritengono gli altri degli inetti.
La squadra, quella è importante, e tu te ne senti parte.
Ai denigratori lasceremo le briciole per terra. Comunque.
In questi giorni hai discusso con una persona cara, non capisce, non ti capisce, non capisci, te ne farai una ragione, alla fine è sempre così.
Anzi, a pensarci bene hai discusso con due persone care, ma con una di queste ci sei abituata, normalità quotidiana ormai.
E vabbè, andiamo avanti.
Chi mi ama mi segua, dice il detto e se non mi segue vuol dire che mi ero sbagliata.
Errore più errore meno, la vita è una strada lastricata da buche.
Tra un'ora appuntamento con un'amica, discorsi di donne da donne ti attendono, quelli che ti piacciono, quelli che ti piacciono più di altri. Sorrido già al pensiero degli argomenti, dell'argomento.
Intanto il tempo è cambiato, stamattina sei uscita presto, un abito che ti piace, una sciarpa tattica a coprire ciò che volevi fosse scoperto/coperto, sei ancora vestita così e stasera uscirai così, vento freddo o no.
Stamattina c'era il sole, un primo caldo e tanto entusiasmo nelle persone, i soliti complimenti che ti fanno sempre effetto, specie quando provengono da chi fino a qualche settimana fa non conoscevi e che stimi moltissimo, forse perché si occupa di argomenti che ti hanno sempre interessata.
Un piccolo progetto nel Progetto, che se lo porti a compimento ti puoi congratulare con te stessa, sia perché sei arrivata all'obiettivo sia perché sei riuscita a coinvolgere altre persone, forse meno motivate di te su quel tema.
E la consapevolezza, ascoltando parole in pubblico, ma anche in una conversazione privata, poi, che conferma quello che hai sempre pensato sul carisma di un leader: la capacità di saper delegare i compiti.
Finalmente.
Non ne puoi più di quelli che decidono e fanno tutto loro, perché ritengono gli altri degli inetti.
La squadra, quella è importante, e tu te ne senti parte.
Ai denigratori lasceremo le briciole per terra. Comunque.
giovedì 16 febbraio 2012
Mattina insolita
Giovedì. Non hai nessunissima voglia di alzarti, invece alle 6 sei già con gli occhi aperti.
Guardi il telefono per vedere se ci sono messaggi e che ore siano. Le sei, appunto.
Potresti alzarti, hai mille cose da fare, da organizzare, da pensare. Invece no, resti là, occhi aperti e cervello staccato.
Un'ameba, la mattina sei un'ameba.
Non che il resto del giorno tu sia molto diversa da quella condizione, in realtà. E' che gli impegni, le parole altrui, ascoltate o lette, ti riempiono il cervello e ti fanno sembrare che tu stia pensando.
Non pensi, tu. Pensi i pensieri degli altri, parli le parole dette da altri. Un registratore di suoni, di emozioni.
Emozioni? Non ricordi più l'ultima volta in cui ti sei emozionata, sei fredda, ridi, scherzi, quello sì, simpatica lo sei sempre stata e ne approfitti, della tua simpatia.
E' come un cuneo nelle emozioni altrui. Ma poi? quanto ti resta delle altrui emozioni che rubi? Niente, alla fine.
Non ti sei emozionata nemmeno quel giorno.
Hai finito quel giorno con un nontisopportopiù.
E già quella frase, ascoltata da alcuni, stupiti dalle tue parole, ti avrebbe dovuto far rabbrividire. E pensare.
Hai sbagliato. Quel giorno.
Hai provato ad incasellare una vita nella quale non credevi, che non hai mai progettato, in fin dei conti.
Ricordi i tuoi discorsi da adolescente, da diciottenne con la tua amica del cuore ed insieme riflettevate che non avevate progetti, non avevate sogni, non vi vedevate da adulte.
C'era chi si vedeva professionalmente realizzata, chi si vedeva come madre, moglie, in pieno stile borghese.
Voi due no. Niente.
Come una foglia che fluttua sulla corrente, non va dove vuole, va dove vogliono le situazioni.
Ti ci voleva il cataclisma per cambiare, per cambiare la tua vita.
Ma la stai cambiando davvero, o è solo l'ennesimo adattamento?
Ti alzi, sono le 7.
Incomincia l'ennesima giornata.
mercoledì 14 dicembre 2011
Sempre, come al solito.
Una giornata normale, una giornata come tante, forse come tutte, tranne qualche eccezione.
Ti alzi non prestissimo, tu sei una ritardataria cronica, nella migliore delle ipotesi arrivi in tempo, all'ultimo secondo (non minuto).
Come scendi le scale, inizi a chiamare dal bagno tue figlie, poi sali verso la loro cameretta e vai a svegliarle dolcemente, prima, poi la dolcezza scema, fino a che inizi a chiamarle ad alta voce.
Niente. Dormono, quelle ghire.
E allora intanto pensi "ok, mi preparo io e poi le butto giù dal letto, a quelle adorabili fetenti!".
Mentre ti lavi il viso, si apre lentamente la porta del bagno e vedi arrivare una ghira risvegliata con gli occhi ancora mezzi chiusi, poi arriva l'altra, capelli scomposti (è una selvaggia, l'altra).
Ovviamente, non va bene quello che hai scelto come abito per la giornata.
Vogliono le gonne, i vestiti, loro. Tutti i giorni. E poi le calze, chi le vuole con i brillantini, chi con i cuoricini.
"La prossima volta vi alzate prima e vi scegliete i vestiti da sole".
Non accadrà mai.
Del resto, le brave bambine e le brave mamme preparano i vestiti la sera prima di andare a letto. Ma tu non sei una brava mamma, sei una mamma che arranca ed è sempre in lotta contro il tempo.
Vestite.
"Per colazione che volete?" "Io succo e pane e nutella" "Io latte e pane e nutella" "Mamma, mi dai lo yogurt?" "Mamma, mi dai i biscotti" "Sì, ma intanto infilatevi il grembiulino"
E' tardi!
"Andiamo, finite il pane e nutella in auto". E ti premunisci di tovagliolino per togliere loro le tracce di cioccolata.
Le fai salire, sempre di fretta, sali, accendi l'auto (se è inverno, imprechi contro la brina sul parabrezza che ti sei dimenticata di far sciogliere prima di salire) e vai a scuola.
Prima la scuola elementare, entrano alle 8.00 e sono già le 8.07.
La bidella ti guarda sorridente e un po' complice e ti dice "su, per oggi niente permesso per l'ingresso in ritardo..." (ha figli anche lei, figli che non si alzano e che vanno ad un'altra scuola elementare).
Poi l'asilo, ora è facile: accompagni la piccola, le levi il piumino, le dai il portamerenda (mi sarò ricordata di metterle la merenda? madre snaturata che sono!), un bacio e ciao.
Allora torni a casa, caffè, latte di riso, biscotti, ti finisci di preparare, trucco e riparti.
Ufficio.
Poi super.
Poi casa, pranzi (con quello che trovi, oppure ti cucini qualcosa che piace SOLO a te), e rifai il make up alla casa. Ovviamente in fretta.
Poi vai all'asilo/doposcuola (in ritardo, ovvio) e le riprendi.
Le porti a casa, se ti va bene, sennò è il giorno della piscina e ti tocca andare a prenderle prima, e devi preparare prima il borsone, i borsoni, perchè loro ne vogliono uno ciascuno, con distinti docciaschiuma, shampoo e balsamo e spazzole personalizzate.
Se le riporti a casa, poi c'è la merenda (v. colazione), poi i compiti per la grande, che sicuramente non ha terminato di fare durante il doposcuola, compiti che in genere si trascinano fino a cena.
Giocano tra loro e tu prepari cena, o stiri, o fai lavatrici (quante lavatrici! Sia benedetto l'inventore dell'asciugatrice!).
Poi cena ed infine... LETTO!
Per fortuna, vanno a letto presto, e tu finalmente guardi la tv, il telegiornale e una qualunque trasmissione idiota che tu fissi come un automa, non capisci niente, hai il cervello finalmente scollegato da tutto, da voci, da suoni, da luci.
E poi, fai un salto su internet, sui tuoi social, due cazzate (anche quattro, cinque, dipende da chi c'è) e poi spegni tutto e vai a letto.
10, 9, 8, 7, 6,... la piccola capisce che sei arrivata a letto e ti fa: "mamma posso venire al letto tuo?" e tu, che non vedi l'ora di baciarla, stringerla a te e dare tante carezze a quel visino da bambola di porcellana, le dici "vieni".
Vi abbracciate e buonanotte.
Ti alzi non prestissimo, tu sei una ritardataria cronica, nella migliore delle ipotesi arrivi in tempo, all'ultimo secondo (non minuto).
Come scendi le scale, inizi a chiamare dal bagno tue figlie, poi sali verso la loro cameretta e vai a svegliarle dolcemente, prima, poi la dolcezza scema, fino a che inizi a chiamarle ad alta voce.
Niente. Dormono, quelle ghire.
E allora intanto pensi "ok, mi preparo io e poi le butto giù dal letto, a quelle adorabili fetenti!".
Mentre ti lavi il viso, si apre lentamente la porta del bagno e vedi arrivare una ghira risvegliata con gli occhi ancora mezzi chiusi, poi arriva l'altra, capelli scomposti (è una selvaggia, l'altra).
Ovviamente, non va bene quello che hai scelto come abito per la giornata.
Vogliono le gonne, i vestiti, loro. Tutti i giorni. E poi le calze, chi le vuole con i brillantini, chi con i cuoricini.
"La prossima volta vi alzate prima e vi scegliete i vestiti da sole".
Non accadrà mai.
Del resto, le brave bambine e le brave mamme preparano i vestiti la sera prima di andare a letto. Ma tu non sei una brava mamma, sei una mamma che arranca ed è sempre in lotta contro il tempo.
Vestite.
"Per colazione che volete?" "Io succo e pane e nutella" "Io latte e pane e nutella" "Mamma, mi dai lo yogurt?" "Mamma, mi dai i biscotti" "Sì, ma intanto infilatevi il grembiulino"
E' tardi!
"Andiamo, finite il pane e nutella in auto". E ti premunisci di tovagliolino per togliere loro le tracce di cioccolata.
Le fai salire, sempre di fretta, sali, accendi l'auto (se è inverno, imprechi contro la brina sul parabrezza che ti sei dimenticata di far sciogliere prima di salire) e vai a scuola.
Prima la scuola elementare, entrano alle 8.00 e sono già le 8.07.
La bidella ti guarda sorridente e un po' complice e ti dice "su, per oggi niente permesso per l'ingresso in ritardo..." (ha figli anche lei, figli che non si alzano e che vanno ad un'altra scuola elementare).
Poi l'asilo, ora è facile: accompagni la piccola, le levi il piumino, le dai il portamerenda (mi sarò ricordata di metterle la merenda? madre snaturata che sono!), un bacio e ciao.
Allora torni a casa, caffè, latte di riso, biscotti, ti finisci di preparare, trucco e riparti.
Ufficio.
Poi super.
Poi casa, pranzi (con quello che trovi, oppure ti cucini qualcosa che piace SOLO a te), e rifai il make up alla casa. Ovviamente in fretta.
Poi vai all'asilo/doposcuola (in ritardo, ovvio) e le riprendi.
Le porti a casa, se ti va bene, sennò è il giorno della piscina e ti tocca andare a prenderle prima, e devi preparare prima il borsone, i borsoni, perchè loro ne vogliono uno ciascuno, con distinti docciaschiuma, shampoo e balsamo e spazzole personalizzate.
Se le riporti a casa, poi c'è la merenda (v. colazione), poi i compiti per la grande, che sicuramente non ha terminato di fare durante il doposcuola, compiti che in genere si trascinano fino a cena.
Giocano tra loro e tu prepari cena, o stiri, o fai lavatrici (quante lavatrici! Sia benedetto l'inventore dell'asciugatrice!).
Poi cena ed infine... LETTO!
Per fortuna, vanno a letto presto, e tu finalmente guardi la tv, il telegiornale e una qualunque trasmissione idiota che tu fissi come un automa, non capisci niente, hai il cervello finalmente scollegato da tutto, da voci, da suoni, da luci.
E poi, fai un salto su internet, sui tuoi social, due cazzate (anche quattro, cinque, dipende da chi c'è) e poi spegni tutto e vai a letto.
10, 9, 8, 7, 6,... la piccola capisce che sei arrivata a letto e ti fa: "mamma posso venire al letto tuo?" e tu, che non vedi l'ora di baciarla, stringerla a te e dare tante carezze a quel visino da bambola di porcellana, le dici "vieni".
Vi abbracciate e buonanotte.
martedì 13 dicembre 2011
Come passa il tempo....
quando ci si diverte...
Eh, già: sono passati molti mesi ormai dal mio ultimo ingresso qua dentro. Però ogni volta è ritrovare la casa dove sei nata, i suoi profumi, i suoi colori, la sua polvere, pure.
Questo blog non ha nessuna velleità, non è un diario, non è un luogo ove sbizzarrire la mia ambizione di scrittrice (che non sono, e si vede), non è una cronaca di ciò che mi accade intorno, o forse sì, non so.
E' di tutto un po', in verità.
Siamo sul finire dell'undicesimo anno del terzo millennio, ormai.
Ho davanti a me dei progetti interessanti, delle svolte, forse, nella mia vita personale (forse, chissà), delle sfide a me stessa, pure.
Mi guardo allo specchio, oggi, e vedo una donna che ama cambiare se stessa, inventarsi ogni giorno, ma fedele a ciò che crede e soprattutto che ama sue figlie sopra ogni altra cosa o persona, una donna che oggi è senz'altro meglio di quanto non fosse venti anni fa.
Non cambierei il mio oggi con la gioventù anagrafica di ieri, anzi, forse (dentro) sono più giovane adesso di quando avevo venti anni.
Oggi amo rischiare, anche, soprattutto su me stessa. Anni fa sarei stata prudente, piedi di piombo, timorosa, oggi no. Affronto la vita a viso aperto e se prendo qualche colpo (anche basso), lo incasso e riparto.
Però per arrivare a questo ci sono volute le prove di coraggio. Affrontate e superate.
Non mi fascio la testa mai, io, prima degli eventi.
Adotto ogni precauzione necessaria ma attendo il corso di ciò che potrebbe probabilmente accadere. Non sopporto i disfattisti, mi fanno pena.
La vita va vissuta col sorriso, sempre.
"Life is as a mirror. It smiles to you if you look it smiling"
Jim Morrison
Eh, già: sono passati molti mesi ormai dal mio ultimo ingresso qua dentro. Però ogni volta è ritrovare la casa dove sei nata, i suoi profumi, i suoi colori, la sua polvere, pure.
Questo blog non ha nessuna velleità, non è un diario, non è un luogo ove sbizzarrire la mia ambizione di scrittrice (che non sono, e si vede), non è una cronaca di ciò che mi accade intorno, o forse sì, non so.
E' di tutto un po', in verità.
Siamo sul finire dell'undicesimo anno del terzo millennio, ormai.
Ho davanti a me dei progetti interessanti, delle svolte, forse, nella mia vita personale (forse, chissà), delle sfide a me stessa, pure.
Mi guardo allo specchio, oggi, e vedo una donna che ama cambiare se stessa, inventarsi ogni giorno, ma fedele a ciò che crede e soprattutto che ama sue figlie sopra ogni altra cosa o persona, una donna che oggi è senz'altro meglio di quanto non fosse venti anni fa.
Non cambierei il mio oggi con la gioventù anagrafica di ieri, anzi, forse (dentro) sono più giovane adesso di quando avevo venti anni.
Oggi amo rischiare, anche, soprattutto su me stessa. Anni fa sarei stata prudente, piedi di piombo, timorosa, oggi no. Affronto la vita a viso aperto e se prendo qualche colpo (anche basso), lo incasso e riparto.
Però per arrivare a questo ci sono volute le prove di coraggio. Affrontate e superate.
Non mi fascio la testa mai, io, prima degli eventi.
Adotto ogni precauzione necessaria ma attendo il corso di ciò che potrebbe probabilmente accadere. Non sopporto i disfattisti, mi fanno pena.
La vita va vissuta col sorriso, sempre.
"Life is as a mirror. It smiles to you if you look it smiling"
Jim Morrison
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