lunedì 26 marzo 2012

Post buttato là

Osservi, noti, studi, rilevi.
Non serve a niente tutto ciò, eppure lo fai. Nulla serve, tutto serve, ti hanno insegnato.
Vedere, guardare, osservare con attenzione. 
E capisci i comportamenti e attribuisci a loro un significato logico, pure se di logica non pare ne abbiano.
E poi le coincidenze fortuite, ma quanto sono in effetti dovute al caso e quanto queste coincidenze sono frutto di scelta consapevole?
Ecco che ritorni ad osservare ciò che ti circonda ed anche quello che ti dovrebbe essere lontano, ma che in qualche modo ti sfiora, una foglia che svolazza nell'aria e poi ti cade ai piedi. 
Perché?
Ma te lo chiedi davvero il perché, oppure sai già la risposta?

martedì 20 marzo 2012

Ci sono riuscita alle 21.00. Figlia tenace.

Mio padre.
Mio padre è sempre stato un immaturo, un bambino cresciuto.
Mio padre non mi portava al parco, a giocare, a correre con la bici. 
Mio padre doveva lavorare.
Mio padre la domenica mi portava in giro per il centro, apriva un libro sulle strade di Roma in una pagina a casa e quella domenica giravamo per quella strada, in cerca di quei monumenti, di quelle chiese misteriose, di quei musei, senza contare quelli che vedevamo i 21 aprile, quando gli ingressi erano gratis.
Mio padre mi portava all'Olimpico a vedere la Roma (fino a Roma-Lecce, poi non mi ci ha più portata :D)
Mio padre d'estate mi portava al mare, a Fiumicino, ad Ostia fino a quando non mi mandava dai nonni in Sardegna.
Mio padre mi ha insegnato il piacere della lettura, dei libri, dei giornali.
Mio padre voleva insegnarmi a giocare a carte ma non mi è mai piaciuto il gioco, tutti i giochi.
Mio padre mi ha sgridata fino a farmi piangere perchè in prima media ho portato tutti "ottimo" e non "eccellente".
Mio padre aveva il terrore di insegnarmi a guidare, perchè lui è più pazzo di me, alla guida.
Mio padre mi ha insegnato l'arte tutta romana di non prendersi mai troppo sul serio.
Mio padre ancora oggi mi fa sorridere con la sua voce da Alberto Sordi.

Ora, papà, se ti fai trovare a casa riesco pure a telefonarti e a farti gli auguri per la tua festa. Perchè tu il cellulare non sai nemmeno come si accenda.

giovedì 15 marzo 2012

Malattie da social network (3). Il pokismo.


La carrellata di socialpatologie prosegue.
Ora è la volta del pokismo.


Per chi non conosce cosa sia il poke, illustrerò in poche parole questa funzione dai più trascurata, perché apparentemente inutile. Apparentemente, perché avrebbe la finalità, attraverso la pressione dell'apposito pulsante, collegato ad un certo utente, di sollecitare l'attenzione di quest'ultimo verso l'autore del poke, appunto.
Una sorta di squillo, di "toc toc, mi consideri?", insomma.

Il pokista è spesso un malato cronico, di genere per lo più maschile, che rivolge il suo agire verso l'altro sesso, convinto che questo non aspetti altro che venir sollecitato da tali attenzioni.

Peculiarità del pokismo, rispetto alle patologie precedenti, è che non è virale, non si diffonde, anzi il pokista in genere viene subito posto in quarantena, isolato, attraverso la non risposta al poke, normalmente ignorato o addirittura cancellato (cliccando sulla x che segue il "rispondi al poke").

E' stata sviluppata persino una terapia d'urto, definitiva, che consiste, dopo una prima cancellazione dall'elenco amici, nel segnalare (e poi bloccare) come molestatore (e far segnalare da altre persone, bastano circa 30 segnalazioni e la terapia diviene efficace) il pokista che, non avvedendosi di essere malato, prosegua nel suo operato, cercando vanamente di infettare il destinatario del poke stesso. Attraverso questa metodica, il pokista viene eliminato dal social e confinato nel mondo reale, fintantoché non si ricrei una nuova identità, riallacci nuovi legami virtuali e provi a riprendere l'attività interrotta.
Ma necessariamente decorre del tempo prima che accada di nuovo e questo può far sperare in una riabilitazione pressoché completa.

Passiamo ora alla definizione delle varie tipologie di pokista:


1) pokista "da rimorchio": è la più classica, consiste nel cercare (maldestramente) un avvicinamento all'altro genere, pensando di essere simpatico. Il pokista da rimorchio normalmente si attende una risposta, che può essere: un altro poke, un mipiace buttato là (v. altro post dedicato) solo al fine di zittirlo (ma in genere si ottiene l'effettoopposto) oppure, il caso più frequente, ovvero (come illustrato sopra) la cancellazione del poke, fino ad arrivare alla segnalazione, al blocco, passando per la cancellazione dall'elenco amici (più precisamente, contatti).


2) pokista "ping pong": è il pokista che si diverte come fosse uno dei partecipanti ad una partita di ping pong.  Fa partire il primo poke, attende la risposta, questa arriva, risponde, e così via. Al termine non c'è nessun vincitore. Non si capisce il senso logico di un tale gioco, ma stiamo pur sempre nell'ambito di malattie.


3) pokista "da competizione": è chi colleziona poke, fino ad averne anche una cinquantina da cinquanta persone diverse. Attende di avere un numero congruo di poke, poi esegue uno screen shot della sezione relativa, la pubblica sulla sua bacheca, tagga i nomi dei partecipanti, li ripoka ed attende le risposte e sui commenti e con i poke. E poi prosegue. Chi colleziona più poke vince. Cosa vinca non è dato sapere.


4) pokista "non sono tuo amico, ma se ti poko mi aggiungi?": immaginate l'esito. Ban immediato.


Nel prossimo capitolo analizzeremo gli utilizzatori di chat.
Stay tuned.



Malattie da social network (2). Il mipiacismo

Altra malattia endemica da social network: il mipiacismo.

Si manifesta con un'improvviso e convulso cliccare sul simbolo del pollice recto, oppure sulla combinazione di due parole ("mi" e "piace") poste alla fine di uno status, di un commento o di un link.
Talora si produce in approvazione incosciente di pagine (appositamente definite "fan", ovvero traduzione inglese della parola "ventilatore" proprio perché finalizzate alla diffusione rapida e virulenta di tale patologico atteggiamento) di cui non si conoscono minimamente i contenuti, solo in virtù di questa forma ossessivo compulsiva di click.

Il mipiacista si riconosce perché non scrive molto, spesso è laconico nei suoi commenti, usa il click per sostituire un "hai ragione, approvo quanto dici" oppure per far capire velatamente al commentatore improvvido che è ora che la faccia finita di commentare.


Nella fase acuta troviamo una recrudescenza di pagine e di click e nella casella mail del mipiacista giacciono non letti migliaia di messaggi di aggiornamenti sulle pagine, che mai verranno cestinati, poiché privi dell'apposita icona su cui cliccare.


I mipiacisti non si riconoscono nell'utente-tipo da social network, in quanto, ritenendo la loro presenza e la loro attività inosservate e inosservabili, spesso si producono in mipiace anche contraddittori con la loro idea, attività professionale o, peggio, condizione sociale e stato civile.
Ma è un loro pensiero: l'attività del mipiacista è visibilissima e ad un occhio attento e ad un utente distratto, in quanto spesso il malato, catturato dalla foga di digitare, non cura con attenzione la propria bacheca (o wall, che dir si voglia) e non provvede a nascondere il frutto del suo click o, peggio, a cancellarlo, per cui è frequente che la sintomatologia diventi evidente, senza necessità di percorsi analitici complessi.

Purtroppo, anche per questa patologia, c'è cura, anzi spesso il mipiacismo sfocia nel più endemico pokismo, ma a questa evoluzione patologica dedicheremo apposito post. 

mercoledì 14 marzo 2012

Malattie da social network (1). Il puntinismo.

Parleremo delle patologie indotte dai social network.
In questo post tratteremo del puntinismo.

E' una malattia che porta all'abuso dei puntini di sospensione, nelle forme più acute si associa alla duplicazione o addirittura triplicazione dei punti interrogativo e esclamativo, con la contemporanea scomparsa del punto e virgola. 
Si cronicizza quando sparisce la consecutio temporum, specie attraverso la sostituzione del congiuntivo con l'indicativo.

Il puntinista assiduo intercala il suo discorso con frequenti sospensioni del pensiero, che rappresenta con una sequenza di puntini che va da un minimo di tre ad un massimo indefinito, presumibilmente in linea con la sospensione dell'attività sinaptica in essere.

La puntinista si distingue dal puntinista per l'uso smodato di cuoricini, specie al termine della sequenza puntinica o addirittura in luogo di essa. 
Ciò provoca in un lettore attento, ma anche in quello più distratto, un improvviso innalzamento del tasso glicemico e al contempo un ricorso frequente al locale del bagno, a causa di dissenteria acuta o conati di vomito.
E' l'unica patologia che colpisce il malato (nella fattispecie, la puntinista) e chi, pur non essendolo, gli gravita intorno, in qualità di lettore, di genere indifferenziato.

Non c'é cura.

sabato 10 marzo 2012

Pare facile.

Sei a letto, finalmente. Tue figlie, un'ora fa, hanno deciso di farti compagnia e si sono installate nel tuo letto, complice quell'innocua farfallina ignara di essere un pericolo mortale, pericolo che volteggiava intorno alla lampada della loro cameretta.
Sei a letto dunque. Ginevra che ogni tanto ti lancia una mano sulla faccia, mentre dorme, e si spalma addosso a te, che hai trovato una chiavetta usb per collegarti ad internet che pare funzioni.
Sei a letto, era ora. Hai i piedi che fumano, due giorni in cui non ti sei risparmiata. Certo, non è un granchè quello che fai, ma per le tue abitudini è già oltre. Imparerai a superarlo, quell'oltre.

Oggi è andata, ieri notte non eri riuscita a dormire, in ansia probabilmente. Comunque è una sorta di nuovo passaggio, andrà come andrà, il lancio è stato effettuato. Hai sempre quell'ansia, prima. L'ansia tipica di qualcosa che ti avventuri a fare, ma che non conosci ed allora metti in conto tutte le eventualità ed anche il fatto che comunque creerà qualche ripercussione nella tua vita di tutti i giorni.
Il piacere di rivedere una persona a te cara, delle risate su un libro e su certi gadget, poi donne, stanchezza e ora il letto.

Due mesi. Due. 
Un po' più di pressione sull'acceleratore dei tuoi impegni e vai. In ogni caso andrai.

E poi, comunque, il relax di un paio di giorni in Sardegna. Quello è certo.

Gotye - Somebody That I Used To Know (feat. Kimbra) - official video