Sono diversi mesi che la mia vita è cambiata.
Non in peggio, non in meglio. Cambiata e basta.
Altri impegni, altri pensieri, altre persone, volti e voci diversi, nuovi, piacevoli talora e spiacevoli talaltra, persone effimere nella tua esistenza e altre che forse rimarranno anche "dopo".
Impegni che sostituiscono altri meno urgenti e meno importanti, oppure che si affiancano e si sovrappongono alle usuali incombenze.
Non vivi per la politica, vivi per il lavoro, per la famiglia.
Sei una persona normale con interessi normali prestata a questo mondo speciale per qualche mese, forse qualche anno, non di più. Sei prestata agli altri, insomma.
Ti metti in gioco, sapendo che è un gioco a termine e non avresti partecipato, se fosse stato diversamente.
Ed è per questo che sei sempre un po' alla finestra, da osservatrice-giocatrice.
C'è chi ti vorrebbe coinvolgere di più e un po' lo fai, ma il passo indietro resta, è il filo che ti tiene legata al mondo reale, quello che vorresti cambiare, non perdendo il contatto con ciò che tutti i giorni ti circonda: il tuo mondo, il mondo di tutti, i tuoi affanni, gli affanni di chi vive la tua vita, che non è né speciale né unica.
E' la vita di chi affronta il mondo con mille peripezie, tra un lavoro (che hai dovuto scegliere part time obbligatoriamente, come molte altre donne), la famiglia e le briciole del resto.
Ed è forse per questo che appari strana a chi del tuo mondo non fa parte.
mercoledì 18 aprile 2012
sabato 14 aprile 2012
Organizzati!
“Organizzati!”
Questa è la parola che noi, sin da bambine, ci sentiamo rivolgere con più frequenza.
Organizzati quando sei figlia e studi e aiuti in casa, quando fai piccoli lavoretti per contribuire all’andamento familiare, come quando fai da baby sitter o dai ripetizioni.
Organizzati quando sei donna e ti sposi o convivi, e devi pensare al lavoro e alla casa.
Organizzati quando sei madre e devi seguire i tuoi figli nei compiti, nella crescita e poi devi portarli ovunque, tra la scuola e le varie attività, continuando ad organizzarti tra lavoro, marito e gestione della casa.
Organizzati di nuovo quando ritorni ad essere figlia e i tuoi genitori sono anziani e devi assisterli, continuando ad organizzarti con i figli, con il lavoro, il marito e con la casa.
Organizzati ancora se hai qualche malato o qualche disabile da accudire, e continui ad organizzarti come madre, come moglie, come donna e come figlia.
Siamo brave ad organizzarci, lo abbiamo sempre fatto. Siamo diventate esperte, noi.
Ci piacerebbe organizzare anche questa città, così poco organizzata per noi e per tutti coloro per cui siamo organizzate.
giovedì 12 aprile 2012
Perché
Te lo chiedi e te lo chiedono.
Perché.
Perché sei donna e pensi che finora le donne come te non sono state rappresentate, donne comuni, che lavorano, che hanno fatto sacrifici personali per arrivare a essere quelle che sono, che sono madri, che hanno figlie femmine e vorrebbero un mondo, un Paese dove le donne di domani siano diverse da quelle di oggi, migliori, che conquistino lo spazio che finora è stato loro negato da una società virata al maschile.
Le donne sono il motore di questo Paese, lo hanno cambiato quando hanno potuto, quando hanno voluto, quando hanno sentito il bisogno di farlo, perché chi era lassù, nei luoghi di potere, non ne era in grado.
Tu sei una persona normale, senza ambizioni particolari per te stessa, hai solo il desiderio di aderire ad un Progetto, far sentire la voce di chi non riesce a parlare, perché pensa di non essere in grado, non si sente "adeguata".
Adeguata.
Noi donne comuni non ci sentiamo mai "adeguate", sempre un passo indietro rispetto agli uomini: è l'educazione che da sempre ci è stata impartita. Studia, impara, poi però fai la moglie, la madre, lavora, mai avanti a lui, non si può, non si deve.
E invece no.
Non vogliamo stare indietro, nemmeno avanti.
Pari.
(sempre che riusciate a tenerci il passo, però)
lunedì 9 aprile 2012
Natale con i tuoi Pasqua con chi puoi
Sì, lo so: non è così il detto, però è calzante.
Ho smesso di amare le Feste, tutte le feste e ho l'onere di santificarle per mantenere viva nella prole l'illusione di concordia, pace e felicità che dovrebbero portare, per non ridurle al mero scambio di doni (Natale ed Epifania) e uova di cioccolata (Pasqua).
Ti ritrovi in contesti di cui non te ne frega una beneamata e sorridi. Su, sorridi, fai la foto! Su, il brindisi tutti insieme. E tu eviti chi dovrebbe brindare con te in primis. Eviti e sei evitata.
Sorridi, tanto che ti fa male la faccia. Ti metti in un angolo, in disparte, non hai assolutamente voglia di scambiare nemmeno lo sguardo con alcune persone, che negli anni si sono dimostrate quelle che sono.
Allora ti metti a giocare con le bambine, le tue e le altrui, quello sì ti fa sorridere.
Finisce la tortura, arrivi a casa, fai quello che non hai fatto fino a quel momento, perché avevi il copione da recitare, sei diventata un'ottima attrice nel frattempo, tuo malgrado, e aspetti che passi la giornata.
Dormi, ti risvegli e il tempo non è un granchè, mal di gola, mal di testa e aspetti che pure oggi scivoli via.
Domani c'è la vita.
domenica 8 aprile 2012
Post pensato ex post
Una porta. Due persone di spalle.
Una dentro, una fuori.
Quella dentro guarda attraverso un vetro della porta che le divide quella fuori.
Poi volta le spalle e resta dentro.
Un ultimo sguardo verso fuori, la persona di spalle fuori si allontana.
Resta solo quella dentro, di spalle alla porta.
Una dentro, una fuori.
Quella dentro guarda attraverso un vetro della porta che le divide quella fuori.
Poi volta le spalle e resta dentro.
Un ultimo sguardo verso fuori, la persona di spalle fuori si allontana.
Resta solo quella dentro, di spalle alla porta.
venerdì 6 aprile 2012
Dal 1995 al 2012
Anzi, no: era il 1994.
Avevo 24 anni, fingevo di studiare Giurisprudenza, pochi esami, mi era passata la voglia.
Quando salivo quelle scale della Sapienza, mi prendeva lo sconforto.
Poi un giorno mi viene chiesto di venire a vivere a Lucca, ci penso un attimo e dico di sì.
A febbraio del 1995 mi trasferisco armi e bagagli.
Una venticinquenne romana in una città d'arte toscana. Solo che pensavo di ritrovare le essenzialità a cui ero abituata a Roma: i mezzi pubblici, i negozi aperti all'ora di pranzo, il mercato che durasse anche dopo le 12, pizzerie e locali aperti fino a tardi. Invece, nulla di tutto questo: poche linee e mal collegate con la periferia; molte, troppe auto per una città così piccola; negozi che chiudevano (e molti tuttora chiudono) alle 12.30/13.00; un mercato (e parlo non di quello ortofrutticolo, che praticamente era inesistente) che all'ora di chiusura degli uffici (e quindi quando le persone possono essere un po' più libere per gli acquisti) si smaterializzava; dopo cena non c'era più niente aperto, salvo qualche rara eccezione.
Insomma, tornavo ogni tanto a casa, a Roma e rifiatavo.
Le persone lucchesi, altro mistero: molta buona educazione, ma un certo distacco. Per molto tempo mi sono sentita estranea, "piovuta", come si suol dire qui. Curiosità verso Roma molta, verso le nostre abitudini ("pranzate sempre tardissimo, voi al Sud", che poi invece pranziamo verso le 13 e se è più tardi, è per motivi di lavoro, non certo per abitudine) ma anche un certo timore, come se fossimo marziani.
E vabbè, pensi, gli passerà.
Il rispetto te lo guadagni col lavoro e con la serietà.
Poi ti sposi (a Roma, in Campidoglio) e ti trasferisci da San Marco a S. Alessio, in Corte Pistelli, e ti allontani sempre più dal centro.
E' il 1998.
Sempre meno bus, sempre più orari assurdi per l'unica linea che collega quella zona con la città ("si può andare in centro alle 15 e rientrare alle 17? e se i negozi aprono alle 16.00/16.30 come faccio?") e a te non va assolutamente di guidare.
Odi guidare. La patente l'hai presa perché a 18 anni si prende, la patente: ti hanno regalato i soldi sufficienti per iscriverti a scuola guida e quei soldi vanno spesi in quello, nella patente. Solo che poi, una volta presa, tu a Roma non hai mai toccato un'auto, praticamente, l'unica volta che l'hai fatto hai lasciato una strisciata (della macchina di tuo padre) su tutta la fiancata di una BMW blu nuova di zecca parcheggiata in una via dei Parioli e da allora non hai più guidato.
2003: Camilla
2006: Ginevra
Le figlie, il tuo biglietto da visita per diventare accettabile, l'asilo prima e poi la scuola elementare, le frequentazioni tra genitori, riunioni e festicciole.
Per motivi legati alla salute di Ginevra, devi portarla tutti i giorni all'ospedale, per la fisioterapia e allora le scelte sono due: o conosci tutti i tassisti di Lucca (e li conoscerai per qualche mese, anzi un anno, più o meno) oppure ti decidi a salire su quella macchina che hai e che hai fatto seppellire dalla polvere, dopo aver ripreso qualche lezione, e la conduci tu dove vuoi.
E così è.
A Lucca devi necessariamente muoverti con l'auto per ogni dove, a meno che tu non abiti in centro, ma anche se abitassi in centro l'uso dell'auto sarebbe necessario ("ah, come rimpiango Roma, i suoi monumenti, i suoi musei, i suoi autobus, i tram, la metro..."), risalendo su quella macchina hai firmato la tua condanna a tassista di tue figlie fino alla loro maggiore età.
Nel frattempo anche la città era diventata meno chiusa, un po' più di vitalità, o forse sei tu che ti sei adattata, in fin dei conti sei diventata più "matura".
Forse la maternità ti ha fatto apprezzare aspetti che prima non consideravi e la tranquillità di una città di provincia diventa stile di vita.
Qualità di vita, espressione che a Roma è sconosciuta, nel senso positivo. Nel Lazio addirittura Utopia.
E decidi che puoi fare qualcosa di buono.
Le figlie crescono e tu puoi dedicarti a quello che ti è sempre piaciuto, anche quando eri all'Università a Roma, pur osservandolo come da un vetro.
(continua al prossimo post)
Ho 41 anni anche se me ne danno 42
Ho 41 anni, ho due figlie, sono sposata, sono nata a Roma, vivo a Lucca, lavoro part time a Pisa e ho accettato di candidarmi per il mio Partito, l'unico veramente Democratico, al Consiglio Comunale della mia città, Lucca, per elezioni amministrative del 6/7 maggio 2012.
Perchè?
Lo saprete al prossimo post.
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